Non bastano quattro piatti e una zuppa

Nulla sembra poter fermare le proteste in Cina contro la censura del regime ai media. Dopo lo sciopero di lunedì dei giornalisti del Southern Weekly, il settimanale che si è visto riscrivere l’editoriale di Capodanno dal capo della Propaganda di Guangzhou, sono arrivate ieri le dimissioni del direttore del Beijing News, importante quotidiano della capitale. Dai Zigeng non può più tollerare l’interferenza del Partito (che lo ha nominato alla guida del quotidiano), che gli voleva imporre la pubblicazione di un commento di condanna alla rivolta pacifica dei colleghi scioperanti.
10 GEN 13
Ultimo aggiornamento: 17:01 | 6 AGO 20
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Nulla sembra poter fermare le proteste in Cina contro la censura del regime ai media. Dopo lo sciopero di lunedì dei giornalisti del Southern Weekly, il settimanale che si è visto riscrivere l’editoriale di Capodanno dal capo della Propaganda di Guangzhou, sono arrivate ieri le dimissioni del direttore del Beijing News, importante quotidiano della capitale. Dai Zigeng non può più tollerare l’interferenza del Partito (che lo ha nominato alla guida del quotidiano), che gli voleva imporre la pubblicazione di un commento di condanna alla rivolta pacifica dei colleghi scioperanti. Dopo una notte di trattative con i funzionari della Propaganda, Dai Zigeng se n’è andato: “Mi dimetto”, ha detto stravolto all’alba di ieri, senza mandare in stampa il comunicato del Pcc. Raramente, scrive l’Economist, nell’ultimo ventennio si erano viste proteste per la libertà di parola così aperte e senza l’intervento della polizia. Lunedì, a Guangzhou, le forze dell’ordine hanno permesso alla folla di alzare cartelli contro il regime (“Cina libera” è stato uno degli slogan più usati). Qualcuno ha persino urlato: “Abbasso il Partito comunista”.
La solidarietà ai giornalisti censurati è stata l’occasione per sfogare un malcontento che cova da tempo: il bersaglio delle proteste degli ultimi giorni è in realtà il sistema politico cinese che sempre più a fatica riesce a contenere l’insoddisfazione popolare. “Quattro piatti e una zuppa non sono una riforma. L’unica vera riforma è la libertà di stampa”, ha scritto su Weibo, il Twitter cinese, un anonimo netizen, subito ripreso sul Web. Il riferimento è all’agenda di Xi Jinping, il presidente in pectore che tra un paio di mesi entrerà ufficialmente in carica. E’ lui che, durante il primo viaggio nel sud del paese, ha detto che il suo obiettivo è far sì che in tutte le case ci siano quattro piatti e una zuppa. Mai prima d’ora il capo dello stato, il volto più visibile e potente dell’establishment, era stato così contestato e dileggiato. Il paradosso è che Xi Jinping è l’uomo che aveva timidamente aperto alle riforme, mostrandosi affabile e meno distaccato rispetto ai suoi immediati predecessori. Dalla sua reazione alle proteste di piazza si capirà quanto è vicina la svolta.